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L’acqua che pensa: ingegneria, clima e il futuro sostenibile delle città

Alla Biennale di Architettura l’acqua è protagonista di un nuovo racconto di adattamento e innovazione firmato Fisia Italimpianti e Webuild.

È in corso, fino al 23 novembre, la diciannovesima mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, curata da Carlo Ratti, dove il dialogo fra natura e intelligenza collettiva prende forma nel tema “Intelligens – Natural. Artificial. Collective”. In questo contesto di riflessione e di innovazione il tema dell’acqua emerge come simbolo della sfida più urgente: quella dell’adattamento. L’acqua, nel contesto della mostra, è presentata come materia viva, elemento fragile e al tempo stesso risorsa imprescindibile, capace di misurare la distanza tra il mondo che abbiamo costruito e quello che dobbiamo imparare a immaginare.

Nell’ambito della manifestazione, è stato organizzato un ciclo di conferenze dedicate alle principali sfide ambientali e urbane contemporanee. Tra queste, l’incontro “Strategie di adattamento per un cambiamento climatico che non aspetta” ha proposto un confronto ampio tra ingegneria, filosofia e tecnologia, con un’idea condivisa: il tempo dell’attesa è terminato. L’emergenza climatica non è più un tema da osservare, ma da affrontare con la forza dell’azione e con nuovi strumenti. L’ingegneria, in questo senso, si trasforma: da disciplina che reagisce ai problemi a scienza che li prevede, grazie al monitoraggio e alla capacità di leggere i segnali del territorio.

Nel corso dell’incontro si è ricordato come la cultura dell’acqua e delle infrastrutture nasca proprio in Italia, con gli acquedotti dell’antica Roma, e come oggi il Paese sia chiamato a rinnovare quella tradizione millenaria di intelligenza costruttiva. La sfida è comprendere come adattare le città, le imprese e soprattutto il patrimonio culturale a un clima che non è più quello di un tempo.

L’acqua come sfida del futuro

La riflessione non riguarda solo la scarsità, ma anche l’eccesso. Oggi piove troppo, ma non si trattiene abbastanza. Le piogge intense si alternano a lunghi periodi di siccità, e il risultato è un sistema idrico squilibrato, incapace di rispondere con flessibilità. Serve una gestione nuova delle acque, più intelligente e circolare: capace di accumulare, riutilizzare e restituire. Senza questo equilibrio, non esiste sicurezza né sostenibilità. Per questo le grandi infrastrutture idriche – acquedotti, dighe, impianti di trattamento – devono tornare al centro delle politiche di adattamento, insieme a un programma di manutenzione costante e predittiva. È un compito che richiede visione, ricerca e coordinamento, ma anche la capacità di unire saperi diversi: ingegneria, innovazione digitale, e una nuova sensibilità culturale.

L’ingegneria che anticipa

Dalla gestione dell’acqua alla manutenzione delle infrastrutture, la parola d’ordine è una sola: prevenire. Non si può più aspettare che le catastrofi accadano per intervenire. Oggi la tecnologia, supportata dall’intelligenza artificiale e dai sistemi di monitoraggio continuo, consente di prevedere i rischi e di agire in tempo. È questa la nuova frontiera dell’ingegneria: anticipare invece di riparare, comprendere invece di reagire. È il momento di applicare le conoscenze accumulate per costruire infrastrutture più sicure e durature, capaci di adattarsi a un clima che cambia rapidamente

Canal Café: un espresso con l’acqua della laguna

Tra le esperienze più emblematiche della Biennale spicca Canal Café, il progetto sostenuto da Webuild con la collaborazione tecnica di Fisia Italimpianti, premiato dalla Giuria internazionale della 19a Mostra Internazionale di Architettura con il “Leone d’Oro” per la migliore partecipazione.
Trasformare l’acqua salata, non potabile dei canali di Venezia in acqua filtrata e purificata, ottima anche per fare un caffè: con “Canal Cafè” l’acqua del canale viene prima raccolta, poi trattata attraverso il sistema ormai consolidato dell’osmosi inversa e, una volta dissalata, è utilizzata per la produzione del caffè per i visitatori.

Il processo inizia con il prelievo dell’acqua della laguna, incanalata attraverso una “eco-macchina”, un sistema di biofiltrazione che rimuove fanghi e tossine. Da qui, l’acqua si divide in due flussi interdipendenti: uno passa attraverso un bioreattore a membrana naturale – una microzona umida dove alofite e batteri tolleranti al sale favoriscono la purificazione trattenendo i minerali – mentre l’altro subisce filtrazione artificiale, osmosi inversa e disinfezione UV. I due flussi vengono poi riuniti, vaporizzati e spinti attraverso il caffè macinato per produrre un espresso dal gusto calibrato sulla specifica composizione dell’acqua e della miscela scelta. Il sistema idrico è costantemente monitorato, testato e mantenuto per garantire un approvvigionamento continuo di acqua sicura e pulita.

Il progetto Canal Cafè rappresenta un simbolo per sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo svolto dai sistemi di dissalazione e potabilizzazione per sfruttare l’acqua del mare trasformandola in acqua utilizzabile per il consumo umano e per l’irrigazione.

Per questo il Gruppo Webuild ha deciso di supportare il progetto con la sua leadership mondiale nel settore acqua e nel campo della dissalazione, settore in cui opera la controllata Fisia Italimpianti, che oggi assicura acqua potabile a 20 milioni di persone grazie agli impianti realizzati in tutto il mondo.

Una nuova alleanza con l’acqua

La Biennale di Venezia di quest’anno ci ricorda che la sostenibilità non è un’astrazione, ma una pratica concreta. Tra arte, ingegneria e ricerca, emerge un linguaggio comune: quello della collaborazione tra natura e tecnologia.

Questa stessa filosofia guida Fisia Italimpianti e il Gruppo Webuild nelle loro attività in tutto il mondo. L’acqua è al centro di una visione industriale che integra innovazione, efficienza e tutela ambientale. Progetti come Canal Café, pur nella loro dimensione simbolica, raccontano una visione concreta: quella di un futuro in cui l’acqua non è soltanto una risorsa da gestire, ma una materia viva da rispettare, comprendere e condividere.