Città spugna: progettare con la natura per città più resilienti

Soluzioni verdi per affrontare le piogge estreme, ma la vera svolta è una gestione integrata e intelligente delle acque
Negli ultimi anni le città sono diventate il punto di incontro — e spesso di scontro — tra cambiamento climatico, crescita urbana e gestione delle risorse naturali. Piogge sempre più intense, alluvioni improvvise e fiumi sotto stress mostrano i limiti di un modello urbano costruito sull’impermeabilizzazione del suolo e sull’allontanamento rapido dell’acqua.
In questo scenario si sta affermando con forza il concetto di città spugna: un modello che si ispira ai processi naturali per risolvere problemi urbani complessi. L’idea è semplice quanto rivoluzionaria: la città deve tornare a comportarsi come un ecosistema, capace di assorbire l’acqua piovana, trattenerla, rilasciarla lentamente e restituirla all’ambiente in modo controllato.
Superfici permeabili, aree verdi, parchi urbani progettati come bacini temporanei, tetti verdi e infrastrutture blu-verdi diventano strumenti fondamentali per ridurre il rischio di allagamenti, migliorare il microclima e contrastare le isole di calore. Non si tratta solo di drenaggio urbano, ma di una nuova cultura della pianificazione, in cui acqua, suolo e vegetazione lavorano insieme.
Dalla teoria alla pratica: città che cambiano
Negli ultimi anni questo approccio ha iniziato a tradursi in interventi concreti. A Milano, ad esempio, la visione della città spugna prende forma attraverso una rete diffusa di cantieri che trasformano strade e piazze in superfici capaci di assorbire l’acqua piovana, alleggerendo la rete fognaria durante le precipitazioni più intense e migliorando allo stesso tempo la qualità urbana.
Un percorso simile è in atto anche in altre metropoli. A Los Angeles, città storicamente segnata dalla scarsità d’acqua ma anche da improvvise piogge torrenziali, le infrastrutture verdi permettono di trattenere grandi quantità di acqua piovana che prima andavano disperse. L’acqua raccolta viene utilizzata per ricaricare le falde e rafforzare la sicurezza idrica locale, dimostrando come la gestione delle acque meteoriche possa trasformarsi in una risorsa strategica.
Le città spugna dimostrano quindi che è possibile convivere con eventi climatici sempre più estremi, adattando lo spazio urbano ai cicli naturali invece di contrastarli.
L’ecosistema delle acque urbane
Ma le città non sono sistemi isolati. Oltre alle acque meteoriche, devono confrontarsi con fiumi e corsi d’acqua che spesso arrivano in ambito urbano in condizioni fortemente critiche: carichi elevati di inquinanti, sedimenti, rifiuti e detriti, aggravati da eventi estremi sempre più frequenti.
È qui che emerge un punto fondamentale: la città spugna deve essere affiancata da una gestione avanzata e integrata delle acque. Senza sistemi in grado di trattare, controllare e restituire l’acqua all’ambiente in modo sicuro, il rischio è di spostare il problema anziché risolverlo.
Un esempio emblematico è il Sistema Riachuelo di Buenos Aires, in Argentina, uno dei più complessi interventi di risanamento ambientale a livello internazionale portato avanti dal Gruppo Webuild e da Fisia Italimpianti. In un contesto segnato da un forte inquinamento storico e da condizioni idrauliche particolarmente critiche, l’intervento non solo si limita alla gestione dei flussi, ma introduce sistemi di trattamento avanzato capaci di operare anche in presenza di elevate concentrazioni di inquinanti, solidi sospesi e variazioni improvvise di portata, per restituire all’area urbana un’acqua pulita, che genera benefici per l’intero ecosistema: tutela della biodiversità, recupero ambientale su larga scala e miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti dell’area.
La gestione delle acque: tecnologia e natura in sinergia
Il vero salto di qualità avviene quando soluzioni basate sulla natura e infrastrutture tecnologiche lavorano insieme. Le città spugna rallentano e assorbono l’acqua; i sistemi di gestione e trattamento la rendono compatibile con l’ambiente, anche nei contesti più complessi e compromessi. In questa visione integrata, l’acqua non è solo un rischio da mitigare, ma una risorsa da governare lungo tutto il suo ciclo: dalla pioggia al fiume, fino al suo ritorno all’ecosistema.
Conclusioni
Le città spugna rappresentano una risposta indispensabile alle sfide climatiche contemporanee. Tuttavia, la loro efficacia dipende dalla capacità di inserirle in un sistema più ampio di gestione strutturata e avanzata delle acque. La resilienza urbana nasce dall’incontro tra natura e ingegneria, tra pianificazione territoriale e competenze tecnologiche. In un futuro segnato da eventi estremi e crescente pressione sulle risorse idriche, la vera sostenibilità urbana passa dalla capacità di gestire l’acqua in tutte le sue forme: non solo assorbirla, ma governarla, trattarla e restituirla all’ambiente in modo responsabile.
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