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Microplastiche nell’acqua: una sfida invisibile per l’ambiente e la salute

Per affrontare la pericolosa sfida delle microplastiche e proteggere la salute delle persone e dell’ambiente, è fondamentale puntare sull’innovazione tecnologica, sul miglioramento dei sistemi di trattamento delle acque e su un cambio di rotta verso consumi più sostenibili.

Acqua contaminata: un pericolo silenzioso

Le microplastiche, minuscole particelle inferiori ai 5 millimetri derivanti dalla frammentazione dei materiali plastici, sono ormai onnipresenti nell’ambiente acquatico e costituiscono una minaccia sempre più concreta per la salute umana e la biodiversità. 
In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente 2025, il tema delle microplastiche nell’acqua potabile è tornato al centro dell’attenzione. In un’edizione speciale della rivista Science and Pollution Research sono stati pubblicati dati che registrano un preoccupante inquinamento da micro- e nanoplastiche, in nove grandi fiumi europei. Oltre 2.700 campioni di acque raccolti tra le sorgenti e la foce dei rivi hanno mostrato alti livelli di contaminazione, quantificati in “tre microplastiche per metro cubo di acqua”. Dall’Italia alla Spagna, dalla Francia alla Germania, dalla Repubblica Ceca alla Svizzera fino all’Inghilterra, tutti i fiumi europei e, presumibilmente, i loro numerosi affluenti risultano contaminati da microplastiche. Non sono le 40 microplastiche per metro cubo riscontrate nei dieci fiumi più inquinati del mondo (Gange, Nilo, Indo, Niger, Mekong, Yang Tse, Fiume Giallo, Fiume delle Perle, Hai He), ma certo non è un dato da sottovalutare perché queste microplastiche sfuggono ai controlli e possono essere ritrovate ovunque.  Come riportato da Smart Water Magazine, proprio in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, le microplastiche sono state rilevate in quantità significative nell’acqua distribuita in tutta Europa, sia nei sistemi idrici pubblici sia in bottiglie commerciali.

Un pericolo per la salute

Studi scientifici mettono in guardia dai potenziali effetti sulla salute: infiammazioni, disturbi ormonali e alterazioni della flora intestinale. Un’indagine pubblicata da Euronews Salute ha rilevato “livelli preoccupanti” di microplastiche nei campioni analizzati, in alcuni casi superiori a quelli ritenuti sicuri. Non solo ingestione: le microplastiche possono essere inalate. Uno studio pubblicato da Il Sole 24 Ore ha documentato danni all’apparato respiratorio umano causati da microplastiche trasportate dall’aria. Queste particelle possono accumularsi nei polmoni, innescando infiammazioni, stress ossidativo e danni cellulari.

L’origine del problema: primarie e secondarie

La maggiore quantità di microplastiche viene riscontrata proprio nelle acque, specialmente in quelle marine. Le microplastiche presenti negli oceani si suddividono in due grandi categorie: primarie e secondarie. Le primarie vengono rilasciate direttamente nell’ambiente sotto forma di piccole particelle. Si stima che rappresentino tra il 15% e il 31% delle microplastiche totali negli oceani. Le principali fonti sono il lavaggio di capi sintetici (35%), l’abrasione degli pneumatici durante la guida (28%) e i prodotti per la cura del corpo  (2%). Le microplastiche secondarie invece derivano dalla degradazione di oggetti plastici più grandi, come buste, bottiglie e reti da pesca e rappresentano la quota dominante, stimata tra il 68% e l’81% delle microplastiche presenti in mare.

Una crisi globale in espansione

Il fenomeno coinvolge tutto il mondo, senza esclusione di zone. Secondo la United Nations Foundation (2023), ogni anno vengono prodotte oltre 430 milioni di tonnellate di plastica, di cui due terzi sono articoli monouso. Solo il 9% della plastica globale viene effettivamente riciclata. La dispersione negli oceani alimenta la contaminazione della catena alimentare e contribuisce anche alla crisi climatica, tramite emissioni di gas serra prodotte nella filiera produttiva e nella decomposizione.

Il trattamento delle acque: una barriera cruciale

In questo contesto, il trattamento delle acque diventa un elemento fondamentale per limitare il rilascio di particelle plastiche nei corsi d’acqua e, infine, negli oceani. Sebbene gli impianti convenzionali non siano in grado di filtrare completamente le microplastiche, possono comunque intercettare frammenti più grandi e solidi sospesi, prevenendo così l’ulteriore frammentazione e diffusione. Un esempio virtuoso è il progetto Riachuelo in Argentina, realizzato da Fisia Italimpianti e dal Gruppo Webuild: una delle più grandi opere ambientali mai realizzate in America Latina, che depura le acque del fiume Riachuelo prima che si riversino nel Río de la Plata. Il Lotto2, il cuore del sistema che comprende l’impianto di pre-trattamento acque, evita che i frammenti plastici più grandi finiscano in mare, contribuendo così a un ambiente marino più pulito.

Conclusione: tutti possiamo fare la differenza

Le microplastiche sono il prodotto collaterale di un modello di consumo che privilegia la velocità e l’usa e getta. Eppure, soluzioni esistono: scegliere abiti in fibre naturali, dotare le lavatrici di filtri anti-microplastica, ridurre la plastica monouso, sostenere politiche di economia circolare e diffondere sistemi di pre e trattamento acque sempre più tecnologicamente innovativi. La minaccia delle microplastiche è invisibile, ma le sue conseguenze sono fin troppo tangibili. Solo agendo con consapevolezza e responsabilità potremo preservare la qualità dell’acqua — e quindi della vita — per le generazioni future.